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Il cambio di paradigma del marketing nell'anno della pandemia



Il marketing è necessario per ogni azienda ed organizzazione, ed uno dei principali fondamenti dell’economia poichè, soddisfando i bisogni, favorisce i consumi e quindi il commercio, aumentando di conseguenza la produzione di beni e servizi.

La produzione a sua volta è il pilastro delle società (una vota si specificava "occidentali") in tutto il mondo, soprattutto oggi dopo la difficile situazione generata dal corona virus pertanto il marketing contribuisce al benessere e, in questo caso, alla (ri) crescita delle società e quindi delle persone. Un potente motore, una disciplina necessaria per crescere.

I problemi che si pongono ora sono:
quali sono i nuovi bisogni da soddisfare?
come favorire i consumi in un periodo di crisi?

Rispondere a queste domande non è facile e non si possono nemmeno liquidare risposte sommarie o basate su semplici considerazioni. La pandemia ha modificato, in pochi giorni, equilibri che si sono consolidati in anni, in decenni. Il consumatore ha una disponibilità economica certamente più ridotta rispetto al passato e le sue priorità hanno assunto posizioni diverse nella propria lista, a parte quella della salute duramente minacciata dal virus che probabilmente occupa e occuperà anche nei prossimi periodi, il primo posto.

Personalmente penso che il marketing abbia certamente cambiato i propri paradigmi, non più cliente = consumatore, ma cliente = persona. Il paradigma spinge quindi il marketing a considerare il consumatore non solo una figura inanimata che apre il portafogli solo per soddisfare ogni piccolo bisogno (anche i più inutili) che sente di avere.

Il consumatore deve ora essere, come credo sia stato considerato dalle aziende più "etiche" in passato, una persona che sta affrontando una sfida personale, sta vivendo un nuovo processo, in alcuni casi complesso, una persona che non guarda al presente, ma ragiona in funzione di un futuro incerto, un essere pensante che valuta molto più attentamente le proprie spese alle quali vuole dare un senso, un valore nel medio - lungo periodo.

Il paradigma è sicuramente cambiato, non si tratta di considerare il consumatore una persona più consapevole, lo è già da tempo!

Qui si tratta di considerare il consumatore come una persona meno incline ad investire in prodotti e servizi che tutto sommato hanno il solo fine di essere acquistati, ma non offrono un valore aggiunto che rappresenti anche un "investimento" etico e morale per se e per le generazioni future.

Il nuovo paradigma pertanto suggerisce di porre maggiore attenzione a bisogni che nascono dalla visione prospettica del cliente e non (solo) da quelli che si manifestano nel presente, a fronte di questo il marketing come può rispondere se non riconsiderando in toto il proprio impianto "culturale ed etico"?

Si tratta insomma, di capire la visione prospettica, di identificare che cosa, insieme, intendiamo raggiungere. Chi fornisce prodotti e servizi deve essere un alter ego del consumatore, affiancarlo nelle sue aspettative a lungo termine, dando prova di avere capito che non si vive di soli prodotti e servizi, ma che si vive soprattutto di visioni ed aspirazioni.

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